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Prodotti tipici
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PRODOTTI TIPICI

Vedi anche: MONOGRAFIE E INFORMAZIONI
Vedi anche: BOTTEGHE DEL VINO
Vedi anche: CANTINE
Vedi anche: DISTILLERIE
Vedi anche: ENOTECHE
Vedi anche: FORMAGGI
Vedi anche: GASTRONOMIE
Vedi anche: GELATERIE
Vedi anche: PANETTERIE
Vedi anche: PRODOTTI TIPICI
Vedi anche: SALUMERIE
Vedi anche: VINERIE
Vedi anche: LE STAGIONI IN TAVOLA
Vedi anche: LA TAVOLA DEL ROERO

LE "TINCHE" DI CERESOLE

Di antica fama sono le "tinche di Ceresole", allevate nelle peschiere un tempo utilizzate per l'irrigazione dei campi. La tanto celebrata delicatezza delle loro carni va collegata alle particolari "terre rosse". A Ceresole, ancora ad inizio anni Trenta, c'erano pescatori di tinche di professione, mentre gli abitanti dei Tuninetti, impenitenti ladri di tinche erano soprannominati "rubatinche". La tradizione contadina locale le proponeva unicamente in carpione o fritte. Era questo il piatto tipico in occasione della festa patronale di Ceresole (prima domenica di settembre). Piatto per cui andavano famosi i due ristoranti ceresolesi "Luna” e "Campana”, i quali davano al cliente la possibilità di scegliersi il pesce ancora guizzante nelle vasche in pietra dei loro dehors.

LA FRAGOLA

La coltivazione della fragola è vera epica contadina per Sommariva Perno e Baldissero d'Alba, paesi che hanno ricoperto il ruolo di pionieri verso la fragolicoltura. Gli albori della coltivazione risalgono agli anni Venti. Sono però gli anni Cinquanta e Sessanta a consacrare l'importanza economica della fragola e a segnare il riscatto di queste stupende "terre rosse", grazie anche alla nascita di mercati locali.

IL MIELE

Presente con valori sacrali e benaugurali presso tutte le civiltà antiche del Mediterraneo, il miele fu a lungo l'unico dolcificante a disposizione dell'uomo e, nel contempo, antidoto per molti mali. Anche il miele appartiene alla tradizione economica e di cucina del Roero. La varietà di fioriture, le vaste macchie dei castagneti, le selvagge rocche, regno dell'invasiva acacia, hanno fornito stimoli e risorse per le attività degli apicoltori. Attività che, grazie all'intraprendenza di alcuni pionieri (si ricordano anche alcuni parroci), si sono trasformate in significative esperienze imprenditoriali. L'apicoltura roerina figura, oggi, ai posti di vertice piemontesi, per quantità e qualità della produzione. Ad ulteriore conferma della storicità dell'apicoltura roerina, vanno segnalati alcuni interessantissimi esempi di architettura rurale presenti sul territorio di Montà e recanti geniali soluzioni per l'allevamento delle api. Fiori all'occhiello dell'apicoltura roerina sono il biondissimo e delicato miele d'acacia e l'ambrato miele di castagno, dal profumo forte e dal sapore amaro.

LA PESCA

Le leggiadre e rosee fioriture del pesco hanno scritto pagine fondamentali nella storia del paesaggio e della cultura del Roero. È, infatti, al pesco che i contadini di queste colline, a fine Ottocento, di fronte alle difficoltà incontrate dalla viticoltura, affidano la loro volontà di riscatto economico. Dapprima timidi, pionieristici tentativi che, par- tendo da Vezza d'Alba (avv. Ettore Ferrio, bricco San Martino, 1885), si allargano ben presto a macchia d'olio a tutto il Roero. Un'avventura agraria, l'epopea di una generazione contadina: capace di far assurgere a fama europea il nome di Canale, mercato giornaliero del pesco fin dal 1908, e di estendere il pesco su una superficie che alla fine degli Anni Venti sarà calcolata in oltre mille ettari. Il pesco diventa pertanto l'orgoglio del Roero e dei suoi contadini: se non primi, sicuramente fra i primissimi peschicoltori d'Italia. Tra queste colline ed il pesco si stabilisce un legame culturale ed affettivo, come testimoniano anche i variopinti nomi con cui i contadini battezzano le diverse cultivar. Nomi che rispecchiano emozioni, fatti e personaggi storici o inveterati abiti culturali. Dai "Fior di Maggio" ai "Beicme ben", dai "San Giovanni" ai "Lenin", dai "Giaun e russ" ai "Repubblica” ed ai "DeGasperi", ogni varietà ha un angolo di Roero da descrivere, una pagina di epica contadina da raccontare. Alla vite ed alla cultura del vino si affiancano così il pesco e la cultura del frutticoltore: nel paesaggio, nei bilanci, nel lessico, nella farmacopea e nella quotidianità contadina e, ovviamente, nella cucina.

CASTAGNA DELLA MADONNA

Si tratta di una cultivar tipica del Roero, apprezzata per la precocità di maturazione, giacchè è la prima castagna ad arrivare sui mercati. Il nome "della Madonna" richiama il periodo di maturazione (prima decade di settembre), ma fuori dal Roero è anche conosciuta come "Canalina", in riferimento a Canale, principale luogo di mercato. La zona di produzione va da Pocapaglia a Montà e Cisterna, lungo la linea delle rocche, nelle forme di piccoli castagneti o di esemplari isolati. Sono le caratteristiche di acidità dei terreni di quest'area a rendere possibile la presenza del castagno (che si vuole importato in zona dai Romani) ad altitudini ed in condizioni climatiche inusuali.

LA PERA MADERNASSA

La varietà prende il nome dall'omonima piccola frazione di Vezza d'Alba. La pianta-madre, cresciuta in una proprietà della cascina Gavello, fu abbattuta nel 1914, quando aveva ormai 130 anni, un tronco dalla circonferenza di m. 2,60 ed una produttività anche superiore ai 25 quintali. Si ritiene che tale cultivar derivi da un incrocio naturale della Martin sec con il selvatico. E, in effetti, poche sono le differenze. La cultura della tavola del Roero ha fatto della pera Madernassa una presenza importante della cucina autunnale ed invernale, inserendola anche nelle versioni locali della mostarda o "cognà".

IL TARTUFO

Il Tartufo bianco d'Alba è il più autorevole ambasciatore della cucina del Roero. Tra le terre del Roero ed il prezioso tartufo esiste un rapporto antico, avvolto da magiche atmosfere e rimarcato da tanti documenti storici. E' proprio in un documento vezzese del 1741 che troviamo una delle più belle definizioni del tartufo, descritto come "un frutto dato dalla Provvidenza a quei miserabili paesi di collina, col quale si soccorrono li poveri abitanti, mentre col loro prezzo supliscono in parte al pagamento de' reggi tributi". I tartufi del Roero sono particolarmente pregiati e si caratterizzano per le forme regolari e per le eccezzionali qualità di profumo e di gusto. Al tartufo Vezza d'Alba dedica un'interessante fiera (novembre, Sant'Andrea).

LA CARNE DI "FASSONE"

I primi esemplari di vitelli della coscia ("da fasson" o "d'la cheussa") comparvero nel 1886 nel territorio di Guarene, nella cascina Biano e nelle stalle di due piccoli allevatori della Borgata Bassi e della località Forcellini. Il nome deriva dalla caratteristica muscolatura della coscia e della natica fortemente sviluppata. Area di diffusione e di elezione di questi animali supersviluppati e dall'indole buona e tranquilla divenne l'ambiente collinare albese e, in particolare, il Roero. un'interessante fiera (novembre, Sant'Andrea).

"IL PAN 'D NATAL"

Semplici ed essenziali, i dolci della civiltà della tavola della tradizione roerina presentano alcune proposte originali. Vanno per lo più cercati nelle panetterie o sulle tavole famigliari della festa. È il caso del Pan 'd Natal della tradizione natalizia di Montà e di Cisterna, degli Strozzi di Castagnito o dei Pampavia di Ceresole; come dei più classici e diffusi torcett, del galuciu o delle paste di meliga. Bugie e friciò allietano il carnevale. Del Salòt esistono due versioni: quella elaborata e raffinata delle pasticcerie braidesi e quella più semplice della tradizione famigliare di Pocapaglia. Ma la proposta più interessante della pasticceria roerina è senz'altro la Duchesse: delicata cialda al cioccolato simbolo della "Canale del pesco" di inizio Novecento.

 
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