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Arte e cultura
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ARTE E CULTURA

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Vedi anche: CASTELLI DEL ROERO
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AFFRESCHI

Cappella S. Ponzio (Monticello)   Pittore franco-piemontese?, Crocifissione, prima metà del sec. XIV
Cappella S. Ponzio (Monticello)   Pittore piemontese?, San Ponzio diacono e San Benedetto da Norcia, fine del sec. X - primo quarto del sec. XI
Cappella S. Ponzio (Monticello)   Pittore piemontese?, Sant'Eligio, prima metà del sec. IX
Cappella S. Vittore (Priocca)   Pittore piemontese?, Madonna col Bambino e Santi, seconda metà del sec. XIV
Santuario della Madonna dei Boschi (Vezza d'Alba)   Maestro di Vezza d'Alba, Annunciazione, ultimo quarto del sec. XV - inizi del sec. XVI
Cappella della Madonna delle Grazie o del "Buontempo" (Ceresole d'Alba)   Maestro di Vezza d'Alba, Annunciazione, ultimo quarto del sec. XV - inizi del sec. XVI
Chiesa della Madonna di Loreto (Canale)   Pittore prossimo a Giovanni Baleison, Madonna col Bambino, terzo quarto del sec. XV
Cappella di San Servasio (Castellinaldo)   Pittore piemontese, S. Dalmazzo martire e S. Giovanni Battista, 1581

DIPINTI

Chiesa della Ss. Annunziata (Guarene)  
Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Annunciazione, i Santi Pietro Apostolo e Bartolomeo, Nascita di Maria Vergine, 1585
Parrocchiale dei Ss. Pietro e Bartolomeo (Guarene)  
Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, Madonna col Bambino, San Michele e San Rocco, 1585

SCULTURE

Confraternita di San Bernardino (Canale)   Scultore ligure o piemontese?, Crocifisso, c.a metà del sec. XV
Parrocchiale dei Ss. Gallo e Nicolò (Corneliano d'Alba)   Scultore piemontese?, Crocifisso, secondo quarto del sec. XVI

EX VOTO

"Ex voto pittorici del Roero: 725 storie di vita quotidiana, 725 fotogrammi che, messi in sequenza, raccontano ambienti di vita e di lavoro roerini attraverso tre secoli di storia. Immagini stupende e di singolare efficacia filmano l'epopea del mondo contadino del Roero, la quotidianità del suo farsi, nei suoi aspetti più ordinari e nei momenti tragici: la miseria, la malattia, la guerra, l'infortunio sul lavoro…"
(Luciano Bertello)

Per comprendere a pieno gli ex voto è importante contestualizzarli nell'ambito storico - geografico e culturale del Roero. Le opere conservate in numerose Chiese e Santuari roerini datano dal 1700 in poi e sono separabili in temi generali: la guerra, la strada, il lavoro, la malattia, la casa, il paesaggio.

TRADIZIONI

"Cantar le uova" - Una festa popolare di primavera rivive nel Roero
La vita contadina è per molti aspetti legata ai cicli stagionali ed ai ritmi della natura. I giorni, i mesi, le stagioni, col succedersi dei raccolti e dei fenomeni biologici e sociali (il risveglio della natura, la fecondità degli animali e degli uomini, matrimoni, nascite, battesimi, ecc.), compongono l'anno agrario secondo un tempo ciclico che sempre ricomincia.
L' allungarsi dei giorni, il primo manifestarsi del tepore solare, la polvere nelle strade, il profumo dell'erba e la tonda luna pasquale, ridanno vigore alle membra indolenzite dall'inverno, richiamano il vociare e gli scherzi, fanno venire alla "gioventù" la voglia leggermente ebbra di gridare e cantare. Ed ecco allora ricomparire sulle strade e sulle aie soffici e invitanti, le feste e le "rappresentazioni collettive" del popolo, celebranti la speranza e la voglia di vivere.

In molti luoghi del Piemonte Meridionale (Langhe, Roero, Monferrato, campagne dell'Alessandrino), nelle sere e nelle notti quaresimali, rumorose e festanti brigate di giovani, percorrono strade e sentieri campestri e vagano di cascina in cascina per cantare la questua delle uova. Accompagnano il canto vari strumenti musicali (fisarmonica, clarinetto, genis, tamburo, ecc. ) e in alcuni luoghi, come a Magliano Alfieri, Piobesi, Corneliano e Montaldo, guida il corteo un giovanotto mascherato da frate, con un rozzo saio di sacco e armato di un capace cesto di rami di salice, per raccogliere uova e altri doni.
La questua delle uova, dà vita ad una vera e propria azione drammatica, scandita dalla musica e dal canto. È l'intero villaggio scelto dai cantori processionanti al chiarore lunare ad essere coinvolto nella festa-dramma. L'insistente abbaiare dei cani segnala ai contadini le prime voci dei cantori o le prove degli strumenti al limite dell'aia. Poco dopo, il nitido suono del clarinetto apre la festa con i cantori che a piena voce salutano ed invitano i padroni di casa ad accogliere ospitalmente l'allegra brigata.

L'invito viene quasi sempre accettato. La musica e il canto dei questuanti sono semplici, ma subito mettono allegria alla gente di casa, suscitando ricordi di gioventù passata. I più piccoli sbirciano dalle finestre o dall'uscio socchiuso, l'aia è ravvivata come per incanto dal muoversi rituale dei cantori e dalla sagoma del frate, misteriosa ed incerta tra ombra e luna riflessa dai tetti chiari delle cascine. Questi evidentemente nasconde sotto il saio intenti poco penitenziali, ma nemmeno la processione dei questuanti è del tutto penitenziale.

Infatti alla fine il padrone, dopo aver lasciato cantare un bel po', per sentire come funzionano quei giovani polmoni, quasi sempre si lascia convincere a spalancare la porta della cantina per dissetare le gole rinsecchite dal canto. Se poi per qualche disgrazia, nella casa è morto un maialino, può saltare fuori un bel salame che riaggiusta lo stomaco un po' provato dal gran camminare, cantare e bere. L'indugio nell'ospitale casa va così un po' per le lunghe e può accadere che la musica "attacchi un vaso" o una mazurka, facendo tutti ballare sul marciapiede dell'aia, sotto la prima luna primaverile. Infine, quando proprio è l'ora, i questuanti si congedano, "aggiustano" nel cesto del frate i doni ricevuti (uova, bottiglie di vino, ecc.), salutano e ringraziano gli ospiti per poi dirigersi verso un'altra cascina.

LE MASCHE

Le masche piemontesi, streghe buone o maghe grifagne, nell'antichità levatrici ed erboriste, depositarie di una saggezza millenaria, attente conoscitrici della natura con tutti i suoi segreti, esperte in sortilegi, protagoniste di aneddoti e racconti, hanno popolato l'infanzia di molte persone e tuttora vivono nell'immaginario di un'ampia fetta della popolazione, sia contadina che metropolitana. Sulle fattucchiere di campagna che rappresentano la parte più nascosta e fantasiosa di noi, che abitano nei boschi, che si celano nel folto di un cespuglio capace di cantare libero nel vento non c'è più niente da scoprire. Sono state discusse tesi presso varie Facoltà dell'Università torinese, pubblicate decine di libri, svolte ricerche scolastiche, girati film o cortometraggi, scritte commedie e drammi recitati in teatro.

Per trovare località dove le masche siano tuttora presenti occorre quasi certamente addentrarsi nei territori di Langhe e Roero. Qui tutti le conoscono, e non si tratta solo di semplici suggestioni folcloristiche. Da Canale dove è attivo un Circolo che s'intitola proprio alle Masche, a Pocapaglia che nel nome della sua masca più famosa, Micilina, riscopre le antiche rocche e ne fa l'emblema di un parco naturale che nasce come eco-museo, a Sommariva Bosco dove riprende colore il ricordo della masca bruciata negli anni della peste manzoniana su un bricco guardato con sospetto ancora oggi.

Nelle nostre campagne fu l'immaginario popolare, con le sue ansie e le sue paure reali e ancestrali, a condizionare il potere religioso e laico e a far puntare l'attenzione su streghe, masche e masconi. Accettato il principio che potevano esserci persone in possesso di poteri fuori dal comune, non era difficile attribuire loro la volontà e la colpa di parte delle sventure che si abbattevano sulla popolazione. Individuare queste persone non risultava essere particolarmente complicato.

Le Masche ormai dilagano: malattie mentali sono diventate demoniache; l'eccessiva denutrizione è sintomo di stregoneria; epilessia e isterismo sono sintomo di possessione diabolica. Il materiale probante abbonda. E col semplice sospetto, troppo spesso con l'ausilio della tortura, la procedura inquisitoria porta alla certezza di colpa.

MUSICA

Il Brando è la musica e la danza che risale al Medioevo e trova le sue radici in questa terra e nel vicino Monferrato. Il brando è un ballo contagioso, trasmette allegria voglia di muoversi e di danzare; sprigiona gioia di vivere, tanto che nell'accezione dialettale, il modo di dire "suma 'n brando" connota il coinvolgimento di una persona o di un gruppo in un'azione o fatto piacevole della vita.

Canalensis Brando. Dopo anni di ricerca, coordinata da Gino Scarsi, è nato il progetto dei Canalensis Brando che con suonatori e ballerini hanno ridato fiato alle antiche musiche del Roero. Presentati alla 55° Fiera del Pesco i Canalensis Brando hanno già calcato la scena internazionale, con esibizioni in Germania e in Francia, e sono particolarmente apprezzati nelle feste locali, dove l'aspirazione a riscoprire la storia e le tradizioni è sempre più forte.

 
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